Home News Blog Coronavirus, lo stampatore di libri che dona mascherine: “Ho conosciuto la morte, non potevo sottrarmi”

Coronavirus, lo stampatore di libri che dona mascherine: “Ho conosciuto la morte, non potevo sottrarmi”

di Style Different

Fabio Franceschi è il patron di Grafica Veneta, l’azienda famosa per aver stampato nel mondo Harry Potter. Ha riconvertito una rotativa per produrre e regalare due milioni di mascherine alla Regione. Così affianca al libro, un’altro oggetto fondamentale in questi giorni di paura e di tempo sospeso: “Anche i nostri clienti americani hanno capito la situazione e ci hanno concesso la dilazione delle consegne già contrattualizzate”

di MARCO PATUCCHI

MILANO – “Perchè l’ho fatto? Sono sopravvissuto a cinque anni di una malattia rara. So bene cosa significa sentirsi dire che hai pochi giorni di vita, cosa si prova a vedere la morte lì che ti guarda”. Fabio Franceschi, 51 anni, non è uno stampatore quasiasi. E non perchè, come racconta, fa quel lavoro da quando era bambino. La sua azienda, Grafica Veneta, ha stampato in meno di un giorno il libro-testamento di Nelson Mandela, 24 ore appunto dopo la morte dell’eroe sudafricano. O, con la stessa velocità, l’instant book scritto da Barack Obama (e allegato al New York Times). Per non parlare della biografia di Michael Jackson, distribuita il giorno dopo la morte della star, o la dilagante produzione mondiale della saga di Harry Potter. Ora un altro tassello nella sua storia di imprenditore, forse quello che lo inorgoglisce di più: due milioni di mascherine anti-coronavirus che regala alla Regione Veneto: “Non ci ho pensato più di un minuto, e certo non mi autocelebro. I veri eroi di questa guerra sono i medici e gli infermieri”.

Il libro e la mascherina, due oggetti essenziali per tirare avanti in questi tempi difficili di paura e di segregazione casalinga. Com’è scoccata la scintilla?
“A inizio marzo ho incontrato il governatore Zaia che mi ha chiesto che potevo fare visto che nella mia azienda arrivano trenta autotreni di carta al giorno. Questa cosa mi ha segnato, mi ha commosso”.

E poi?
“Era sabato quando ho incontrato Zaia, la domenica mattina ho fatto una riunione con i miei collaboratori e gli ho comunicato l’idea di produrre le mascherine. Alle prime, comprensibili perplessità tecniche e operative ho troncato il dibattito: ‘Entro mercoledì dobbiamo essere pronti a fare le mascherine. Senza se e senza ma’ . Se vai all’ospedale non ti dicono ‘torni’ domani, ti curano e basta. Poi però non ho dormito per cinque giorni mentre Zaia continuava a promettere le mascherine a destra e manca”.

Che interventi tecnici di riconversione avete realizzato nello stabilimento?
“Abbiamo smantellato con gli addetti della nostra officina una delle quattordici rotative, la  più nuova, una macchina che vale 12 milioni di euro, e abbiamo ristrutturato i processi di stampa”

Cosa ha comportato questo intervento per la vostra produzione ordinaria?
“Gli effetti della guerra dei dazi tra Usa e Cina avevano spostato negli States il bilanciamento della nostra produzione. Abbiamo contratti in essere importanti in America, ma i clienti hanno capito benissimo la situazione, sono stati comprensivi, così abbiamo spostato di circa un mese la consegna. Non solo, sempre dagli Usa mi hanno telefonato per chiedermi la disponibilità a produrre 500 milioni di mascherine per quel mercato…”.

Che caratteristica ha la vostra mascherina?
“Ovviamente non è un prodotto chirurgico, ma uno schermo protettivo monouso che può servire la popolazione asintomatica. Ha la durata di un giorno intero, presenta una percentuale di filtraggio adeguata ed è realizzato in un tessuto molto dolce”.

Scusi, ma non ha utilizzato la carta?
“No, si tratta di tessuto non tessuto. Se avessimo usato la carta ne avremmo prodotte in miliardi di pezzi…”.

Altre imprese vendono le mascherine. Perchè voi le regalate alla Regione?
“Per chi, come me, ha toccato la morte, esiste solo la donazione. Poi le dico un’altra cosa: a 18 anni ero un operaio e ora non lavoro solo per i soldi. E’ una grande soddisfazione sentirsi utile per gli altri, e mi ha commosso l’altro giorno vedere uno striscione a Trebaseleghe, dov’è la tipografia, con su scritto ‘Grazie Fabio per il regalo’. Mio nonno mi diceva sempre che non conta niente essere il più ricco del cimitero”.

Continuerete a produrne altre dopo questi primi due milioni?
“Vedremo. Se si faranno avanti altri soggetti magari sì. Mi hanno già contattato realtà importanti”.

Quando tutto questo sarà finito e lei si guarderà dietro, potrà dirsi orgoglioso di aver prodotto due oggetti fondamentali in questi giorni di tempo sospeso: il libro, come sempre, e ora la mascherina. Che volume di quelli che ha stampato metterebbe al fianco della mascherina?
“La Bibbia. In ogni pagina ci puoi trovare un tesoro”.

FONTE – repubblica

repubblica.it

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